destini.»
Maria si irrigidì.
– Raya, se hai informazioni… devi dirmelo subito. Sul caso. Sulla difesa.
Raya annuì appena.
«C’è… un documento…» sussurrò. «Nell’armadio… sotto i vestiti… una lettera… una confessione…»
Mila si voltò verso l’armadio, lo aprì e iniziò a frugarci dentro. Le mani le tremavano.
Tirò fuori una busta. Vecchia, ingiallita.
«È tutto?» chiese.
Raya annuì.
– Daglielo… a Maria.
Maria prese la busta e l’aprì con cura. All’interno c’erano dei fogli scritti a mano. Raya aveva evidentemente impiegato molto tempo per raccoglierne le forze e scriverli.
Maria lesse le prime righe e impallidì.
«Questa…» sussurrò. «Questa è una confessione.»
“Perché?” chiesi.
Maria alzò lo sguardo verso di me.
«Per prestiti fasulli», disse a bassa voce. «Per le persone che Vladimir ha lasciato affondare. E per… una morte mascherata da incidente.»
Mi si strinse lo stomaco.
«Morte?» ripetei.
Maria annuì.
«Dio, questo è pericoloso», disse.
Raya sorrise debolmente.
«Io… non
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