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La serata iniziò come tante altre. Le luci del negozio erano fredde, il pavimento lucido e l’aria odorava di polvere e detersivo a buon mercato.

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ho più niente da perdere», sussurrò.

In quel momento, si udì un forte bussare alla porta al piano di sotto. Voci. Passi.

Mila urlò piano.

Maria si alzò in piedi.

«Ce ne andiamo», disse. «Subito. Ora. Li trasferiremo.»

“Ma mamma…” Mila scoppiò in lacrime.

Maria guardò Raya. Poi guardò me.

«Nikola, aiutami», disse.

Deglutii e annuii.

Abbiamo sollevato Raya con delicatezza e l’abbiamo adagiata su una sedia a rotelle che Maria aveva apparentemente portato in anticipo. Raya respirava a fatica, ma aveva gli occhi spalancati.

“Non lasciare che… mi portino via…” sussurrò. “Non lasciare… Tesoro…”

«No», dissi con voce ferma.

Salimmo le scale. Potevamo già sentire gli uomini al piano di sotto.

«Aprite!» ringhiò una voce.

Maria mi guardò.

«Ora capirete cosa significa la pressione», sussurrò. «Ma dimostreremo loro che anche la pressione ha i suoi limiti.»

E mentre scendevamo verso il pericolo, mi dissi a bassa voce:

Non tutto

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