ma c’era silenzio. E in quel silenzio percepii quanto fosse pericoloso essere lasciati soli con le proprie paure.
Il mio telefono squillò. Un messaggio della banca mi ricordava una scadenza di pagamento imminente. Niente di personale. Solo numeri implacabili.
Ho provato a chiamare Kalin. Non ha risposto.
Il giorno dopo ci tornai. Non per implorare, ma per parlare. Per chiarire. Per trovare un filo conduttore umano.
Kalin non mi ha permesso di andare dietro al bancone. Mi ha parlato come se fossi un estraneo.
“La decisione è definitiva”, disse. “Non fatemi perdere tempo.”
«Ho un contratto», risposi. «Non potete semplicemente scaricarmi così.»
«Posso», sorrise. «E se sei interessante, dirò che hai aiutato il ladro. Ci sono telecamere qui. Ci sono testimoni.»
Per un attimo, il mio mondo ha iniziato a girare. Le telecamere, i testimoni… Le cose vere potevano essere distorte.
«Ho pagato», dissi. «Quello era…»
«Quella è stata debolezza»,
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