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La serata iniziò come tante altre. Le luci del negozio erano fredde, il pavimento lucido e l’aria odorava di polvere e detersivo a buon mercato.

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mi interruppe. «E la vita schiaccia i deboli. Ricordatelo.»

Me ne sono andato. Ma le sue parole mi hanno seguito come fumo appiccicoso.

I giorni successivi si trasformarono in una vera e propria ricerca di lavoro. Andavo nei negozi, nei magazzini, chiedendo informazioni su eventuali posti vacanti. Ovunque, la stessa risposta: “La richiameremo”. E il mio telefono rimaneva muto.

La sera del settimo giorno, sono ripassato davanti al negozio. Non so perché. Forse perché si torna dove si è perso qualcosa, sperando di ritrovarla per terra.

E poi mi sono bloccato.

La vetrina era tappezzata di manifesti. Un grande cartello con una mia foto… dentro. Scattata da una macchina fotografica. La mia espressione: sorpresa, seria.

Sotto la foto c’era scritto a caratteri cubitali: “Umanità”.

Accanto al testo c’era una cassetta per le donazioni.

E dentro, dietro il vetro, la gente si accalcava. Non per delle promozioni. Stavano in piedi e

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