parlavano eccitati, indicando il poster, alcuni scattando foto.
Il mio cuore batteva all’impazzata. Tutti i miei… pensieri si fermarono. Rimasi immobile come pietrificata, incapace di decidere se si trattasse di un incubo o di un’opportunità.
La porta si aprì e ne uscì una donna. Decisa, con la schiena dritta, ma con occhi che ne avevano viste tante.
Mi guardò dritto negli occhi.
«Sei Nikola?» chiese.
Capitolo tre
La sua voce era calma, ma autorevole. Non l’autorità di un’uniforme, bensì quella di una persona abituata ad essere ascoltata.
«Sì», risposi. «Io… cosa sta succedendo?»
La donna si avvicinò. Teneva una cartella in mano.
«Mi chiamo Maria», si presentò. «Sono un avvocato.»
La parola mi ha colpito più duramente di quanto mi aspettassi. Avvocato. Tribunale. Cause. Problemi.
“Non ho fatto niente di male”, dissi in fretta.
«Lo so», annuì lei. «Ed è proprio per questo che sono qui.»
Indica il poster.
– Qualcuno
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