un misto di stupore, dolore e desiderio di qualcosa che non sapeva come chiedere.
Una sera, dopo che i bambini si erano addormentati in soffitta, Mara si sedette al tavolo e iniziò a schiacciare foglie di consolida maggiore per farne un impacco. Le sue dita erano macchiate di verde e marrone, le nocche arrossate dal freddo e dalla fatica. Si accorse che Daniel la stava osservando, non distrattamente, ma con un’intensità che le fece accelerare il battito cardiaco.
«Mi stai fissando», disse lei.
“Lo so.”
“Questo è maleducato.”
“SÌ.”
Lei alzò lo sguardo suo malgrado. “E allora?”
«E stavo pensando», disse a bassa voce, «che sono cresciuto circondato da donne che venivano lodate per avere mani delicate. Mani che reggevano tazze da tè, guanti e inviti. Mani protette dal sole, dal lavoro e dalle intemperie, come se l’utilità fosse motivo di vergogna».
Si alzò e si diresse verso il tavolo.
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