in grado di smascherarla.
All’improvviso, i monitor nella stanza hanno iniziato a emettere un suono intermittente, un pulsare frenetico e ritmico.
«Infermiera!» urlò Julian, alzandosi in piedi. «C’è qualcosa che non va!»
Un’équipe di medici e infermieri invase la stanza. Julian fu spinto contro il muro. Li osservò mentre iniziavano a prendersi cura di sua madre, i loro movimenti un turbinio di urgenza e precisione.
«È in fibrillazione ventricolare!» gridò qualcuno. «Chiamate il carrello di emergenza!»
Julian sentì una mano sulla spalla. Era la dottoressa Bennett. Era appena uscita dalla sala operatoria, la sua divisa era ancora macchiata del sangue di sua madre.
«Julian, devi uscire», disse lei con voce ferma ma compassionevole.
“No! Cosa sta succedendo?”
“Le tossine. Il suo cuore non riesce a sopportare lo stress dell’intervento e della digitale contemporaneamente. La stiamo perdendo, Julian.”
«Risolvete il problema!» urlò, e il suono riecheggiò per tutta la terapia intensiva. «
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