in cui io occupavo il gradino più basso. E le scarpe – quelle scarpe lucide con il tacco largo – divennero più di un semplice regalo. Erano un ulteriore promemoria del fatto che, ai suoi occhi, aveva bisogno di essere corretto, istruito, elevato, o forse semplicemente di sentirmi ricordare che non sarei mai stato all’altezza dell’ideale che aveva per la compagna di Arthur. Ogni volta che le indossavo, provavo gratitudine per la bellezza e il calore del gesto, ma anche un pizzico di amarezza per la critica sottintesa che vi era celata, come un seme amaro nascosto sotto petali delicati.
L’episodio delle scarpe segnò una svolta, per quanto sottile potesse sembrare all’inizio. Quella sera, dopo che Debbie se ne fu andata, io e Arthur sedemmo nel silenzio del nostro salotto, le luci della città che proiettavano una tenue luce sui mobili, e mi ritrovai a parlare per la prima volta della
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