stanchezza che provavo. “A volte non so come comportarmi con lei”, ammisi, cercando di dare voce alla frustrazione che aveva un lungo seppellito dietro sorrisi di circostanza e una silenziosa acquiescenza. Arthur ascoltò, passandosi una mano tra i capelli, con un’espressione combattuta. Era lacerato tra la lealtà verso sua madre, che amava profondamente, e la consapevolezza che il suo comportamento stava ferendo me, la nostra unione. “Odio che ti faccia questo”, disse infine a bassa voce. “Lo vedo, lo noto. Ma non so come fermarla senza scatenare una lite ancora più grande”. Quel momento fu cruciale, non solo perché avevo dato voce a ciò che non era stato detto, ma perché rivelò la profondità della lotta interiore di Arthur nel districarsi nel campo di battaglia tra sua madre e sua moglie. Era una danza delicata e dolorosa che si protraeva da oltre un anno, e mi resi conto allora che
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