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Quasi un anno dopo la scomparsa di mio figlio adolescente, ho visto un senzatetto entrare in un bar con indosso la giacca di mio figlio, quella che avevo rattoppato io stessa. Quando mi ha detto che gliel’aveva data un ragazzo, l’ho seguito in una casa abbandonata. Quello che ho scoperto lì ha cambiato tutto quello che pensavo di sapere sulla scomparsa di mio figlio.

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Lui annuì.

Proprio in quel momento il barista gli porse l’ordine. Un uomo d’affari e una donna in gonna si frapposero tra noi. Quando riuscii a superarli, il vecchio era già sparito.

Ho scrutato il bar e l’ho visto scendere sul marciapiede.

«Aspetta, per favore!» Gli corsi dietro.

Ho provato a raggiungerlo, ma il marciapiede era affollato. La gente si faceva da parte per lasciarlo passare, ma ho fatto fatica a farmi strada.

Dopo due isolati, mi sono reso conto di una cosa strana.

Il vecchio non si era fermato a chiedere l’elemosina. Non aveva mangiato il panino né toccato il tè.

Camminava con passo deciso.

Il mio istinto mi diceva di non raggiungerlo, ma di seguirlo.

E così feci.

L’ho seguito fino alla periferia della città.

Si fermò davanti a una vecchia casa abbandonata, circondata da erbacce incolte e delimitata da un bosco alle sue spalle. Il luogo sembrava

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