La storia della “Ragazza cieca e del mendicante” divenne una leggenda nel villaggio, sebbene il suo finale si sia modificato nel tempo. La gente notò che la piccola casetta in riva al fiume era cambiata. Ora era una casa in pietra circondata da un giardino così profumato che lo si poteva esplorare solo odorando.
Si rese conto che la “mendicante” era in realtà una guaritrice, le cui mani potevano calmare la febbre meglio di qualsiasi chirurgo, per quanto costoso, della città. Notarono anche che la donna cieca camminava con una grazia tale da farla sembrare capace di vedere cose che agli altri sfuggivano.
Un pomeriggio d’autunno, una carrozza si fermò davanti alla casa di pietra. Malik, vecchio e logorato dalla propria amarezza, ne scese. Il suo destino era cambiato; le figlie rimaste avevano sposato gli uomini che lo avevano dissanguato a morte, e la sua fortuna era stata ereditata. Raggiunse ciò che aveva essiccato, sperando di trovare un posto dove posare il capo.
Zainab sedeva in giardino e intrecciava con noncuranza un cesto.
«Zainab», gracchiò, usando il suo nome per la prima volta.
Si fermò, inclinando la testa verso il suono. Non si alzò. Non era irritato. Ascoltò semplicemente il suo respiro affannoso, il respiro di un uomo che aveva finalmente compreso il valore di ciò che aveva essiccato.
«Il mendicante se n’è andato», disse a bassa voce. «E la donna cieca è morta.»
«Cosa intendi?» chiese Malik con voce tremante.
«Ora siamo diversi», disse, alzandosi in piedi. Non aveva bisogno del bastone. Passeggiava tra i filari di lavanda e rosmarino con una disinvolta sicurezza. «Abbiamo costruito un mondo con gli scarti che ci avete dato. Non ci avete dato nulla, e si è rivelato il terreno più fertile che potessimo desiderare».
Yusha apparve sulla soglia, con i capelli grigi alle tempie e lo sguardo penetrante. Non sembrava un mendicante né un medico caduto in disgrazia. Sembrava un uomo tornato a casa.
Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!