una malattia polmonare. I medici dissero che con le cure sarebbe potuto sopravvivere, ma io non avevo abbastanza soldi. Così presi una decisione da codardo: usai i risparmi che aveva messo da parte per l’università, pensando di restituirli presto. Non ci riuscii mai. Mio figlio non mi biasimò mai. Disse solo che capiva. Ma morì sei mesi dopo.
Da quel momento in poi la scrittura divenne sempre più incerta.
Da allora vivo con due sensi di colpa: non essere riuscita a salvarlo… e accettare la sua gentilezza come se fosse infinita. Quando sei venuto alla mia porta, all’inizio ho pensato che fossi solo un altro giovane che faceva un lavoro. Ma ogni brodo che mi hai preparato, ogni visita in ospedale, ogni volta che ti vedevo entrare stanco e sorridere ancora, sentivo come se la vita mi stesse dando un’ultima possibilità di chiedere perdono.
Le lacrime cominciavano già a cadere
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