perenne. L’acqua era la sua linfa vitale, che le permetteva di far crescere un orto tenace e di abbeverare i suoi due muli e una manciata di galline.
La capanna era piccola ma solida, costruita con spessi tronchi di pino, sigillata con fango e pietre, con un’unica finestra rivolta a est per catturare la luce del mattino e una pesante porta sbarrata di notte da una spessa trave di legno di ferro. Era più un guscio che una casa, un luogo funzionale, non confortevole.
I fantasmi dei suoi genitori erano ormai flebili, consumati da anni di giorni silenziosi e notti solitarie.
Cora finì di spaccare l’ultimo tronco e lo impilò ordinatamente contro la parete della baita. Asciugandosi una patina di sudore dalla fronte con il dorso di una mano callosa, mise i sensi in stato di massima allerta.
Qualcosa era diverso.
Il solito cinguettio dei passeri tra i pioppi vicino
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