Mateo tirò fuori con cautela la radio.
—Comandante… Il fascicolo di Delta mostra un infortunio da esplosione, registrato… —lei guardò— dodici anni fa. Prima di entrare nel programma municipale.
Valeria alzò lentamente lo sguardo.
—Dodici anni…? —ripeté.
Don Ernesto guardò il cane come se lo vedesse per la prima e ultima volta.
—Ombra… —sussurrò, e la parola si spezzò—. Sei tu?
Il pastore tedesco rilassò la postura, come se il vero pericolo si fosse spostato dall’ambiente circostante al suo cuore. Fece un passo, premette il petto contro quello di Don Ernesto e, con una delicatezza impossibile per un animale addestrato ad abbattere gli uomini, gli posò una zampa sul ginocchio.
Un gesto specifico. Troppo specifico.
Don Ernesto si portò una mano alla bocca.
«Io… gliel’ho insegnato io», disse lei, piangendo. «Quando avevo le convulsioni, quando non riuscivo a respirare… lui mi metteva la zampa addosso in questo modo. Per farmi
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