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La serata iniziò come tante altre. Le luci del negozio erano fredde, il pavimento lucido e l’aria odorava di polvere e detersivo a buon mercato.

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Ma un pianto che sgorgava da un luogo dove non aveva più forze.

«Questi sono i dolci preferiti di mia madre», disse, le parole che le uscivano a fatica. «Sta morendo. Volevo solo darle qualcosa di dolce prima che se ne andasse.»

Un peso opprimente mi si è accumulato nel petto. Avrei voluto dire che c’erano delle regole. Che rubare era rubare. Che anch’io avevo dei problemi.

Ma invece ho sentito la mia voce:

– Quanto costano?

Mi guardò con aria incomprensibile, come se si aspettasse che tirassi fuori delle manette. Tornai alla cassa, pagai le caramelle e le misi in un sacchetto.

Poi ho messo la mano in tasca, ho tirato fuori i soldi che avevo messo da parte per la rata del prestito e li ho dati. Duecento leva. Era come se la mia mano appartenesse a qualcun altro.

– Prendilo. Per medicine, per cibo… per qualsiasi cosa ti serva.

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