speranza che gli sfuggiva sempre di mano.
Ora non restava altro che il silenzio.
Fino a-
«Signore… lasciatemi ballare con sua figlia. Potrei farla camminare di nuovo.»
La voce era giovane, quasi fragile, eppure stranamente sicura.
Ethan si voltò, sentendo già l’irritazione montare in gola. Lì in piedi c’era un ragazzo, forse dodici anni, magro come un’ombra, con i vestiti logori e spaiati, le scarpe da ginnastica a malapena integre. Il suo nome, avrebbe scoperto in seguito, era Noah.
A prima vista, sembrava un qualsiasi ragazzo senzatetto in cerca di attenzioni. Ma i suoi occhi, penetranti e inflessibili, celavano qualcosa di più profondo. Qualcosa di inquietante.
La mascella di Ethan si irrigidì.
Si trattava di uno scherzo crudele?
Aveva combattuto troppo duramente, aveva perso troppo, per tollerare false promesse da un bambino.
Stava per congedarlo, per allontanarlo con fredda autorità.
Quando sentì un leggero strattone alla manica.
Giglio.
Gli mancò
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