dopo i momenti di coraggio.
Lo sguardo di Daniel si posò sulla baita, sulla catasta di legna, sul giardino imbrunito dal gelo, sui gemelli ancora aggrappati alle gonne di Mara, e poi tornò a posarsi sul suo viso.
«No», disse a bassa voce. «Per la prima volta, credo che abbiamo le cose giuste.»
L’inverno ha messo alla prova tale affermazione, ma non è riuscito a smentirla.
I mesi che seguirono furono duri sotto ogni punto di vista. C’erano perdite da riparare, recinzioni da rinforzare, provviste da razionare e lunghe notti in cui il vento sembrava presagio di sventura. Eppure, le difficoltà condivise si trasformano proprio perché condivise. Daniel imparò il lavoro che la sua educazione gli aveva permesso di evitare. Spaccò la legna finché non gli si formarono i calli dove un tempo c’era stato un privilegio. Riparò la cantina, rinforzò la stalla delle capre e ampliò la capanna con
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