minacce sussurrate all’ultimo momento.
Quando raggiunse il bordo del burrone, lo vide.
Un carro era uscito di strada e si era schiantato a metà del pendio tra due massi. Una ruota girava inutilmente in aria. Il cavallo, un castrone baio con la schiuma congelata sul collo, era ancora impigliato nelle redini, dimenandosi contro i pezzi rotti. Mara legò la corda a un pino in cima alla cresta e iniziò la discesa, gli stivali che scivolavano, i rami che le graffiavano il cappotto. Quando raggiunse il fondo, le dita le si erano intorpidite, nonostante i guanti.
«Piano», gridò al cavallo, anche se il vento fece a pezzi la parola.
Lei tagliò le corde con il coltello. Il castrone si liberò barcollando, tremando così forte che i fianchi gli svolazzavano, ma era vivo.
Poi si voltò verso l’ombra sotto il carro rovesciato e vide l’uomo.
Era appoggiato alle radici di un pino,
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