sue spalle e il silenzio improvviso fu così assoluto da risuonarle nelle orecchie.
Poi la guaritrice che era in lei prese il sopravvento.
Gli tolse gli abiti bagnati, lo avvolse nelle coperte, gli controllò le costole e trovò una grossa frattura, forse due, lividi scuri che si estendevano sul fianco a causa dell’impatto con il carro. Gli riscaldò mani e piedi, mise dei mattoni vicino al fuoco, preparò un infuso di corteccia di salice per alleviare il dolore e diede da mangiare ai gemelli del brodo con un cucchiaio. Per tre giorni la tempesta seppellì la capanna sotto quasi un metro e venti di neve, mentre al suo interno si consumava una battaglia più piccola e intima.
L’uomo bruciava di febbre. A volte borbottava frasi senza senso. Una volta chiamò “Lila” e “June”, che Mara suppose fossero le ragazze. Un’altra volta disse, chiaro come una preghiera: “Non gli permetterò di
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