portarle via”. Quelle parole si conficcarono nella mente di Mara come cardi.
All’inizio i gemelli parlavano a malapena. Sedevano rannicchiati su una coperta di bufalo vicino al focolare, avvolti nelle coperte, osservando Mara con lo sguardo solenne di creature selvatiche che valutano se il mondo è ormai sicuro. Mara non forzò la conversazione. Il dolore e la paura raramente si attenuano sotto pressione. Così, invece, costruì un luogo sicuro come preparava la zuppa: con pazienza, calore e tempo.
Riempì la baita di invitanti profumi di spezzatino di cervo, cipolle, fagioli e salvia. Canticchiava mentre lavorava, a bassa voce e senza parole. Riparò uno strappo nel cappotto di una ragazza. Lasciò delle tazze di latta di brodo a portata di mano, invece di metterle direttamente nelle loro mani. La seconda notte, quando le persiane sbattevano e la tempesta faceva i suoi rumori minacciosi intorno alla baita, si sedette sulla sua sedia
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