sembrava la mia firma.
Contratti di prestito.
Autorizzazioni bancarie.
Transazioni da un conto che non riconoscevo.
Sentii la terra tremare sotto i piedi.
Mi sedetti sul letto, con tutto lì davanti a me.
Non capivo.
O forse sì.
Forse capii troppo in fretta, ed è per questo che la mia mente cercò di negarlo.
Daniel non mi stava solo ingannando.
Stava usando il mio nome.
La mia firma.
La mia fiducia.
Il mio matrimonio.
Cercai le date.
Alcune risalivano a sei mesi prima.
Altre a due anni prima.
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Uno di questi giorni coincise con il giorno in cui ero a casa malata, con la febbre, mentre lui, a quanto pare, era andato a comprare delle medicine.
Ricordai quel pomeriggio.
Ricordai che era tornato tardi.
Ricordai che mi aveva detto:
“C’era molta gente in farmacia.”
E gli credetti.
Com’è facile credere quando si ama
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